,

Volontar-io, a San Fratello prosegue il percorso per trasformare il conflitto

Due giornate intense di formazione, riflessione e condivisione per interrogarsi su uno degli aspetti più delicati del lavoro di accoglienza: la gestione del conflitto e dei vissuti di sofferenza che possono accompagnare i percorsi migratori.

Sabato 13 e domenica 14 giugno, nella suggestiva cornice di Villa De Angelis, la casa dei gesuiti immersa nella natura di San Fratello, in provincia di Messina, si è svolta la formazione intensiva promossa dall’Istituto Arrupe nell’ambito del progetto “Volontar-io”, realizzato in collaborazione con i Centri Astalli di Palermo e Catania e finanziato da Fondazione con il Sud.

Il contesto del bosco e il clima di convivialità hanno offerto ai partecipanti uno spazio privilegiato per fermarsi, riflettere e approfondire, lontano dalla frenesia quotidiana, questioni che toccano profondamente chi opera al fianco delle persone migranti.

Il primo momento formativo è stato dedicato al tema del trauma legato ai percorsi migratori. Le esperienze vissute durante il viaggio, come gli attraversamenti via mare, le separazioni forzate, le ingiustizie subite o assistite, non si esauriscono con l’arrivo nel Paese di destinazione. A queste ferite, spesso invisibili, si aggiungono le difficoltà incontrate nel confronto con procedure burocratiche lunghe e complesse: l’attesa di un permesso di soggiorno, l’iter per la richiesta d’asilo, la fatica di orientarsi in sistemi sconosciuti e mediante una lingua ancora da conoscere. Una condizione di incertezza e disorientamento che può generare ferite, rabbia, bisogni non soddisfatti che possono degenerare in conflitti e in ultima istanza in violenza sia fisica che verbale.

Da qui la domanda che ha attraversato il lavoro del gruppo: come riconoscere e accogliere questo disagio? Come prevenire situazioni di conflitto? E, soprattutto, come essere presenza di aiuto e sostegno senza sottrarsi alla complessità di queste relazioni?

Su questi temi è intervenuto lo psicologo Davide Pappalardo, che ha guidato i partecipanti in una riflessione sugli strumenti di comunicazione efficace e sulle strategie utili a prevenire e gestire le situazioni conflittuali. Comprendere i bisogni che si celano dietro le emozioni, ascoltare attivamente e costruire modalità relazionali rispettose e consapevoli, rappresentano competenze fondamentali per chi opera nei contesti di accoglienza.

Accanto alla dimensione psicologica, il percorso ha offerto anche uno spazio di approfondimento spirituale grazie al contributo di padre Francesco Cavallini SJ, che ha invitato i presenti a interrogarsi sulle cause e sugli effetti delle tensioni che attraversano anche i propri vissuti personali. Le difficoltà portate dalle persone migranti, infatti, si intrecciano inevitabilmente con le fragilità, le paure e le esperienze irrisolte di ciascuno. Un incontro che può generare fatica e resistenza, ma che, se accolto e attraversato con consapevolezza, può trasformarsi in un’opportunità di cambiamento, apertura all’altro e crescita reciproca.

Le presenze di Anna Staropoli, responsabile della formazione del Progetto Volontar-Io per l’Istituto Arrupe, di Emanuela Cardella e di Francesca Di Giorgio, coordinatori delle attività rispettivamente dei Centri Astalli di Palermo e di Catania, hanno consentito spazi di rilettura e di riflessione che hanno creato un fil rouge formativo in continuità con i percorsi avviati e di progettazione di nuove sfide trasformative a partire dall’approccio pedagogico ignaziano attento alle persone e ai contesti.

L’esperienza di San Fratello ha rappresentato così anche un’opportunità preziosa per coltivare uno sguardo più attento e umano sulle fragilità dell’altro e sulle proprie, nella convinzione che la qualità dell’accoglienza passi anche dalla capacità di inquadrare il conflitto come possibilità di incontro e di cambiamento.

Mailing list