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Per una Pasqua "forza di vita"

In questi giorni celebriamo la Pasqua. È una buona occasione per riflettere sul clima “confuso” che ci circonda, prendere consapevolezza di ciò che accade, riacquistare lucidità e riappropriarci della nostra “intelligenza”, delle nostre tensioni progettuali. 
Oggi, sfiducia e inerzia troppo spesso inducono a “galleggiare” piuttosto che a cercare uno spazio di azione diverso. La passione politica si spegne, l’attenzione al bene comune è sempre più rara, mentre aumentano individualismo e ricerca di un utile particolaristico. Cresce la conflittualità sociale; le attività produttive sono in crisi e sempre più gente convive con lo spettro della disoccupazione. Aumenta la criminalità gestita da mafie vecchie e nuove (più nuove che vecchie). Le tutele diminuiscono e l’esercizio dei propri diritti è più difficile. A farne le spese sono soprattutto coloro che hanno poche risorse, i più fragili della società, in particolare i bambini che vivono nei quartieri periferici della città o che sono accampati in tuguri in attesa che le politiche per la casa vengano riattivate. Su queste urgenze, da parte della classe politica manca un chiaro progetto di intervento; la litigiosità fra “capi-tribù” prevale sulla propositività. Ci si annienta reciprocamente senza neanche ascoltare le ragioni dell’altro.
Siamo in ritardo sulla tabella di marcia della speranza. Inoltre, tante persone che credevano nella possibilità di un “cambiamento” si ritrovano disincantate e paralizzate, non trovando più ragioni interiori per andare avanti. Questo sentimento riguarda tanti di noi. Ci siamo fermati pensando che non valga la pena osare. Osare una vita spesa per la felicità di tutti. Viviamo in un mondo in cui ogni rapporto interpersonale sembra essere accompagnato dal sospetto e dall’inganno, e non solo. Non riusciamo a guardare oltre il nostro angusto spazio vitale; blocchiamo ogni tentativo di rinnovamento, siamo diventati abili a boicottare e a non distinguere più il giorno dalla notte. Tutto sembra essere diventato notte.
Eppure in questo quadro dalle tinte fosche ci sono ancora persone che hanno voglia di fare, persone che credono che il giorno sia più forte della notte, che stanno cercando una via nuova. L’inerzia diffusa, però, induce in costoro una sensazione di impotenza, come se la loro fosse una lotta contro i mulini a vento.
Dovrebbe cambiare il nostro atteggiamento rispetto alla realtà. Anziché lasciarci paralizzare dal lamento, dalla presunta impossibilità di disegnare qualche cosa di nuovo, cerchiamo di capire come andare avanti, recuperando quei valori che danno senso e sapore alla vita. Abbiamo bisogno di idee nuove. Idee, però, che sappiano diventare prassi ed essere una forza di vita.
Viviamo consapevolmente la crisi che attraversiamo ma raccordiamoci nella speranza ed esprimiamo delle pratiche di esistenza capaci di incidere sulla realtà, ridando spazio al sogno di un mondo più bello.
Diventa fondamentale, pertanto, valorizzare questa sosta pasquale per recuperare quelle ragioni interiori che ci motivano ad andare avanti.
In questa prospettiva ritornano alla mente le parole di Italo Calvino: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio».
Poniamoci in ascolto della realtà e individuiamo ciò per cui vale la pena di investirsi, con lo sguardo rivolto, però, non solo sul nostro particolare ma su una dimensione collettiva, su un progetto di costruzione del “bene comune”.
Non facciamoci trascinare da ammalianti sirene e non limitiamoci a “galleggiare” nell’esistente. È il momento di essere propositivi e di costruire il nuovo futuro possibile.

P. Gianni Notari