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Anniversario Falcone: il giorno dopo

All’indomani del 18° anniversario della strage di Capaci, chi ha partecipato al corteo per ricordare Falcone, Borsellino e tutte le vittime di mafia ha ancora negli occhi le immagini di una via Notarbartolo pacificamente invasa.
«Non si vede la fine» – dicevano i giovani che intonavano i cori da un carro – «ed è meraviglioso».
Tutto fa ben sperare: gli slogan, i canti, gli interventi di Ingroia e Jannuzzo, la presenza dei 2.500 ragazzi arrivati con le due navi della legalità, la partecipazione delle associazioni e dei palermitani che Pietro Grasso ha sottolineato come un ritorno.
«Riconosco i palermitani» – ha detto il procuratore nazionale antimafia – «riconosco i volti di quelli che diciotto anni fa appesero i lenzuoli alle loro finestre per dire che in quelle case la mafia non entrava». E Maria Falcone, poco prima di un silenzio che ha parlato più di tutti i discorsi di questi giorni – ha proseguito: «Chi diceva che Palermo non c’era, adesso può dire che Palermo c’è».
Ma alla speranza bisogna dare un seguito, e la concretezza. Come ci ha insegnato Giovanni Falcone e come ha ricordato nel suo messaggio p. Notari, alle «idee» occorre dare le «gambe», altrimenti restano ferme.
L’idea del corteo, invece, è quella del “cammino”, di un percorso che si fa strada diventando progetto. Di un tragitto che non si accontenta della buona riuscita ma che, dal giorno dopo, sente di dover proseguire: oltre l’albero, oltre i simboli, oltre il ricordo.
Essere sulla buona strada è un motivo e uno stimolo in più per continuare a camminare, per guardarsi attorno e ripartire dai problemi irrisolti di questa città, accompagnati da uno spirito nuovo e dall’esempio dei nostri modelli.

        Un altro di questi è Pio La Torre, ucciso il 30 aprile 1982 insieme a Rosario Di Salvo. Anni dopo la sua morte, le sentenze hanno individuato nell’impegno antimafia il movente e in Toto Riina, Bernardo Provenzano e altri boss i mandanti.
Un politico che ha svolto il suo dovere fin dall’inizio e che nel 1972, appena eletto in Parlamento, è entrato a far parte della Commissione d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, decidendo di tornare nella sua terra nel 1981, in un momento delicatissimo.
Stasera, 24 maggio, alle 18.30, presso il Teatro Biondo di Palermo, è in programma “Pio La Torre orgoglio di Sicilia”, uno spettacolo scritto da Vincenzo Consolo e interpretato dalle detenute e dai detenuti della Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo, con la regia di Gabriello Montemagno.
L’evento rientra nei “Percorsi comuni di cultura, legalità e antimafia” del Centro Studi Pio La Torre e del Teatro Biondo. L’ingresso è libero e gratuito.

Come ha scritto Vito Lo Monaco, Presidente del Centro Studi Pio La Torre, «la vostra presenza, quella dei vostri familiari e amici contribuirà sicuramente ad esprimere ancora una volta l’impegno civile della città e la sua opposizione alla mafia».

Loredana Brigante – Ufficio stampa Istituto Arrupe

LOCANDINA EVENTO PIO LA TORRE