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Per non uccidere ancora Falcone

Sono trascorsi diciotto anni da quando, il 23 maggio 1992, un’autobomba scosse questa città intorpidita, chiusa nel suo opportunismo. Quella bomba esplose nelle coscienze, animò un orgoglio che era sopito. Il sacrificio di Falcone, morto per seguire ciò in cui credeva – la giustizia – sembrò far rivivere questa città e avviò una stagione di impegno e di rinascita. Poi di nuovo il sonno. Il sonno di ogni civismo.
L’incapacità di guardare oltre le mura della propria casa e di concepire un interesse più grande del proprio. I lenzuoli che sventolavano fuori dai balconi non ci sono più. I pochi che sono rimasti non hanno più messaggi “collettivi” ma sono riutilizzati per comunicare messaggi privati. Le marce indignate, il proposito di non lasciarsi più intimidire o zittire dalla criminalità sono stati smorzati.
A lottare sono rimasti veramente in pochi. Ancora una volta isolati, soli, mentre la gran massa si affaccenda nei propri affari. Ci vorrà di nuovo un evento drammatico come quello del 1992 a risvegliarci oppure riusciremo a ritrovare l’orgoglio di allora?
Ricordiamo, in questo anniversario, che Falcone torna a morire. Ucciso prima dall’isolamento in cui lo avevamo lasciato, poi dalla mafia ma ancora, ogni giorno, ucciso anche dalla nostra indifferenza. Ucciso ogni volta che ci giriamo dall’altra parte, che facciamo finta di non vedere soprusi, illeciti. Ogni volta che diciamo: «Ma che mi importa, lo fanno tutti?».
Falcone, Morvillo, Borsellino, le scorte, ma anche Impastato, Puglisi e tanti (troppi) altri eroi sono morti per noi; sono morti per un ideale di società più giusta. Sono morti perché non si sono voluti piegare alla mafia, alla cultura della sopraffazione e dell’ingiustizia.
Ricordiamoli ma soprattutto facciamo in modo che le loro idee continuino a camminare sulle nostre gambe. Perché il loro sacrificio non sia vano e perché possa esserci una rinascita per questa terra.

P. Gianni Notari

http://digilander.libero.it/inmemoria/falcone_isolato.htm